… il sistema funziona con la ricerca di stringhe di lettere in ogni direzione…
Ho letto il libro ed e’ intrigante di brutto. Quello che mi piace in tutto questo tourbillon di articoli su numeri e codici sono soprattutto due aspetti. Il primo porta con se’ anche un briciolino di suspence: alla fine si vedrà se le ipotesi che ognuno di noi sta facendo sugli agganci con il mondo dei derivati troveranno riscontro o meno. Il secondo aspetto e’ cio’ che chiamerei un vantaggio collaterale. Parlando di testi e di autori nasce la voglia di andarli a leggere o magari di riprenderli in mano.
Nel caso del Codice Genesis la caratteristica fondamentale è che fino a quando non sai che cosa cercare come fatto o personaggio, il futuro non viene svelato. Il sistema funziona con la ricerca di stringhe di lettere consecutive cercate nelle sacre scritture ebraiche, in ogni direzione. Cioè su, giu’, destra, sinistra e gradienti intermedi. Difficile ipotizzare un marchingegno che prescinda dall’uso di un computer per la creazione di un sistema tanto sofisticato, salvo pensare ad un intervento sovrumano. Siamo in molti ad accettare questa spiegazione.
Se pensiamo che sono stati ritrovati fatti legati alla vita quotidiana e grossi eventi sociopolitici, del tipo attentati o uccisione di uomini politici, vengono i brividi.
Va ricordato che al contrario dei Vangeli, cioe’ il Nuovo Testamento, che sono stati scritti e riscritti e di cui oggi esistono diverse versioni, secondo i diversi Credo cristiani, la Torah e’ sempre stata rispettata nelle riscritture e ristampe senza variare nulla. Alla lettera. Quindi il messaggio iniziale si e’ conservato integro.
L’ho sempre visto come un ossimoro, o se preferisci un esempio pratico di come si possano conciliare la onniscienza e il libero arbitrio. Quando cio’ che doveva avvenire si verifica, puoi riscontrarne la prevista eventualità, ma fino ad allora tutto è in fieri, nascosto in mezzo ai milioni di altre combinazioni nel rispetto della libertà di azione per ognuno di noi.
E così dai derivati siamo arrivati a parlare di libero arbitrio. Mica robetta.
Vittorio Malvezzi



