… complice una calda giornata estiva …
In estate sono perseguitata dalle vespe. Vedo gli altri ricoprire ogni millimetro della propria pelle con l’Autan per far arretrare le zanzare … ed io, invece, lotto con le vespe. Che, per giunta, quando pungono fanno un male terribile perché lasciano dentro il pungiglione (parola di chi l’ha provato!). Ma quest’estate ho finalmente svelato l’arcano e, come tutte le scoperte grandi o stupefacenti, anche questa è avvenuta per caso.
Complice una calda giornata estiva, pranzavo in giardino; la tavola imbandita con i soliti piatti freddi: prosciutto con melone e fichi, caprese di pomodoro e mozzarella, terrine di insalata, fette di cocomero. Puntuale come sempre, una vespa si è avvicinata.
Io, ovviamente, ho detto agli altri commensali di non preoccuparsi perché la vespa non avrebbe recato loro alcun disturbo: avrebbe attaccato una fetta di melone o di cocomero, un fico oppure ME.
Già … che fossero attirate dal dolce lo sapevo (ecco perché mi aspettavo che attaccasse cibi zuccherini). Ma cosa può avere la mia pelle da attirare tanto questi insetti? No, non è mai profumata con aromi dolciastri perché mi fan venire nausea ed emicrania e quelli agrumati che prediligo non possono certo suscitare il loro interesse … e allora?
La risposta è arrivata lampante dopo che la vespa si è posata sul prosciutto crudo: la mia pelle d’estate è ricoperta di creme. Vabbé, dai! Sono una donna! Ma noto che anche gli uomini in estate, soprattutto se vivono all’aria aperta e costantemente esposti ai raggi del sole, tutelano la propria pelle con dei buoni protettori solari. E questi sono quasi sempre sotto forma di olio o crema piuttosto nutrienti.
Bene. Ho scoperto che la vespa è attirata dal grasso.
La mia amica-nemica dell’estate appena trascorsa, nei dettagli, dopo aver piroettato tra me e il prosciutto crudo per un tempo che a me è sembrato eterno, è planata su una fetta di prosciutto: a quel punto ha cominciato a muoversi in maniera circolare sezionando questa come avesse nel becco una sega elettrica. Dopo poco ha ripreso il volo con la sua fettina circolare di prosciutto di 1 mm x 1 mm lasciando in tavola la stessa fetta deturpata di un circolino della stessa misura.
Questa scoperta, per me che odio le vespe, è stata non solo stupefacente ma, soprattutto, molto molto rilassante. Da quel momento ho capito che, per evitare punture fastidiose da parte di questi insetti, devo evitare di cospargermi di protezioni solari … o muovermi sempre con un vassoio di prosciutto in mano.
Nei giorni successivi, però, ripensando a questo episodio, il pensiero è andato quasi subito al grande Blaise Pascal (1623 – 1662)e allo studio da lui effettuato in coppia con Pierre de Fermat (1601 – 1665)per risolvere il problema lasciato insoluto da Frà Pacioli (1445 – 1514)su quale giocatore dovesse aggiudicarsi la posta in gioco qualora la partita non fosse finita (potete documentarvi qui http://www.francescocaranti.net/opzioni/rompicapo_pacioli – http://www.francescocaranti.net/opzioni/pierre_fermat – http://www.francescocaranti.net/opzioni/blaise_pascal_scommessa_dio)
I due studiosi ne hanno fatto una questione addirittura di Diritto Morale. Pascal, in particolare, sottolineò le questioni morali ponendo l’accento sul fatto che “ … la prima cosa che dobbiamo considerare è che il denaro che i giocatori hanno messo in gioco non appartiene più a loro … ma hanno ricevuto in cambio il diritto di pretendere quanto la fortuna apporterà loro, secondo le regole che hanno accettato all’inizio …”
Già! Regole accettate fin dall’inizio. Ma quali sono queste regole? Una soltanto: la teoria della probabilità.
Ricordate quanto scrisse Wernher Von Braun a proposito della ‘valvola che non perde’? Potete rileggerlo qui http://www.francescocaranti.net/piattaforme_tol_sicurezza/borsa_azzardo.
La morale sottostante è che, quando si decide di rischiare – che si tratti di gioco, di denaro, di vita – bisogna sempre aver presente la teoria della probabilità. Le vespe ce l’hanno sempre presente, così come ce l’hanno presente tutti gli esseri che vivono ancora secondo i comandamenti della natura. La mia amica-nemica vespa pure: lei sapeva di rischiare sia di essere abbattuta, sia di non trovare il cibo giusto ma ha calcolato attentamente le probabilità a suo favore e, soprattutto, si è sacrificata per il resto del gruppo.
Dopo che la MIA VESPA è decollata con la sua microscopica fettina di prosciutto, ne sono arrivate tante altre che hanno eseguito i suoi stessi movimenti senza recare disturbo alcuno ai commensali e alla sottoscritta. Non c’era più pericolo! Ma ne possiamo essere certi davvero?
Il micione randagio che bazzicava il nostro giardino nei giorni di vacanza ha osservato le vespe per un’ora immobile, poi ha attaccato l’ultima … una di quelle che si era affidata alle altre. E l’ha abbattuta.
Noi in Borsa rischiamo il più delle volte senza affidarci a nessuno ma, a volte, anche quando ci affidiamo, può capitare qualcosa di non preventivato né tantomeno auspicato. E di che è la colpa? Del nostro consulente? Del carattere capriccioso e sibillino della Borsa?NO NO NO! La colpa è solamente nostra perché, anche quando ci si affida, bisogna essere consapevoli che un po’ di rischio si corre sempre perché la perfezione non esiste e la certezza nemmeno … soprattutto in Borsa.
Sono sicura che la vespa che è stata inghiottita dal gatto randagio, che per tutto il periodo vacanziero ha bivaccato a casa mia, fosse a conoscenza del rischio e avesse innata la teoria della probabilità.
Ma noi umani del Terzo Millennio, super – informatizzati e preparati, ne siamo a conoscenza? Abbiamo innata la teoria della probabilità?
Mah! Personalmente ho grossi dubbi. Continuo a vedere trader affannati alla ricerca della ‘valvola perfetta che non perde’ sicuri di poter diventare presto milionari senza fatica e con rischio zero. Vabbè …
… alzi la mano chi non vuole diventare milionario!
Erika Tassi
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