… Te ne sarai accorto/a anche tu. Si tratta per lo più di piccole cose…
Panta Rei, tutto scorre, diceva Eraclito.
Roba da filosofi o per la poppa di una bella barca. Il concetto l’hanno messo anche in una canzonetta: tutto passa e non dura e in un celebre Carosello: Düra no, Düra minga.
Te ne sarai accorto/a anche tu. Si tratta per lo più di piccole cose, un cinema che diventa una banca, un negozio di alimentari che diventa una boutique griffata. Trovare un banchetto con l’anguria d’estate diventa un’impresa, i sensi unici te li girano ogni due per tre e un bel momento ti domandi se stai vivendo nello stesso mondo dove hai vissuto fino a ieri.
Quindi l’idea del cambiamento è sempre stata ben presente nella coscienza umana. Però c’erano i tempi di reazione, in economia c’era il tempo per fare gli ammortamenti. Quando ci arrivava notizia che a Hong Kong ammortizzavano un grattacielo in 5 o in 3 anni, sorridevamo scuotendo il capino. Poi è arrivata Internet con l’uso massivo dei computers ed è cambiata la solfa o se preferisci, la musica.
Cambiamenti e velocità con cui avvengono, sono elementi importanti quando si debbano valutare i cosiddetti fondamentali. Alcuni business sono sotto gli occhi di tutti e sembra che li si sia riusciti a digerire: l’industria dei computer per esempio. Sempre più potenti, sempre più veloci e sempre più economici.
Poi è stata la volta dei telefoni: una rivoluzione a rotta di collo il cui orizzonte sembra (il dubitativo è l’ultima disperata forma di autodifesa) addirittura preludere al tutto gratis, grazie all’intervento di Internet e di Skype. Con buona pace di svariati milionucci di Euro in impianti e qualche decina di migliaia di addetti. Ti lascio la scelta se preoccupartene perché famiglie con un futuro senza lavoro, o consumatori privati di potere di acquisto, non la vedo poi tanto allegra la cosa, da un punto di vista umano o economico, comunque tu voglia considerarla.
Ma c’è un altro settore della comunicazione, molto importante e che storicamente diede una svolta alla diffusione della cultura. Parlo della stampa e in generale della carta stampata.
A tutto c’è un limite, o almeno dovrebbe. La stampa, dài oggi dài domani è diventata una roba da far fare a Gutenberg, Bodoni e Tallone un roccolo sulle nuvolette. Con quel che stanno dicendosi rischiano che li declassino e li mandino un paio di piani più giù, dove fa più caldo, gli inchiostri rendono meno e la carta ti ricorda che una volta i giornali dopo la lettura servivano per la stufa.
Si salvava l’editoria. Dicevano, per noi stampare o buttar fuori on line fa tutto brodo. L’importante è comunicare. Ma sono cominciate le free press, i maggiori giornali USA rinunciano agli abbonamenti on line rendendo migliaia di dollari agli abbonati e il giornale uno se lo scarica gratis. Non basta, la scolastica, cioè il settore specializzato nella preparazione dei libri di testo, deve fare i conti con gli e-sillabari o come diavolo vuoi chiamarli. Gratis o quasi. Per carità, tanto di cappello per il sociale, ma io qui sto parlando di business e posti di lavoro, roba sociale anche questa. Un’altra botta arriva dal fai da te in grande stile, parlo di Lulù e dei suoi emuli che stanno sempre più affinandosi e migliorando. Si fa per dire almeno per chi è più direttamente coinvolto, l’ultimo in ordine di tempo è http://www.blurb.com/, un sito dove poco manca che ti offrano anche il caffè on-line.
Lo slogan è agghiacciante per uno del business carta e stampa. <Un vero libro fatto da Te >! ed è vero, te li fanno anche vedere con una presentazione di alto livello qualitativo per spiegarti che non è cosa improvvisata da dilettanti. Come il vecchio gioco un due tre ciapel ch’el ghè. (prendilo che è qui). “1, scarica il nostro software gratis (insistono anche -NdR) 2, aggiungi foto testo e ambaradan varii, hai il controllo della creatività 3, ordina uno o più libri. I prezzi partono da $ 12,95”
E vabbè! Uno si fa un bianchino per tirarsi su un po’ e poi trionfante cerca di consolarsi: <Si, ma la professionalità, con quella non mi fregano. Io studio, mi applico, faccio formazione e di me avranno sempre bisogno. Utilizzerò altri strumenti, come è sempre stato da che mondo è mondo> Può darsi, ma non ci conterei troppo in assoluto, perché la terza botta è in arrivo. Ne ha dato notizia la stampa di informazione e forse ti è sfuggito perché il titolo era del genere <Un computer per scrivere un Libro> e uno è portato a pensare che si tratti del solito discorso di fotocomposizione e stampa digitale. Macchè, un buontempone di nome Philip M. Parker è riuscito a creare automaticamente più di 85.000 libri in 5 anni, tutti disponibili ora su Amazon.
“Non si tratta comunque di opere di narrativa, ma di scritti accademici che escono fuori dalle ricerche, effettuate con una serie di procedimenti, sugli enormi database di Internet. In soli 13 secondi il software è in grado di sfornare un libro di 150 pagine.” Questo fino a poco tempo fa, ma non bisogna sottovalutare la perniciosa malignità delle macchine e dell’elettronica. Il nostro ‘Ingegnerun’ lavora per una ditta che ha sede a Singapore e in Francia, che è girato l’angolo e sempre Europa è, anche se magari loro preferiscono glissare.
Lui stesso dice che il suo software è una cosetta tecnica, che non serve per scrivere romanzi. Dobbiamo credergli ? Il buffo è che qualcuno poi ha paura dei Cinesi! Buffo? Non so perché, però non mi scappa mica da ridere.
Ma questo è il nostro mondo, caro mio, ci piaccia o no tanto vale prenderne atto e dar ragione all’antico filosofo greco.
Vittorio Malvezzi



